Il Nancy Grace Roman Space Telescope, a cura di Marco Monaci
Aggiornamento: 6 set
5 Settembre 2026
Il nostro amico astrofisico Marco Monaci, che si trova in Australia per svolgere un dottorato di ricerca a Melbourne, ci scrive per condividere con noi l’entusiasmo suscitato dall’ultimo lancio della NASA: un nuovo telescopio spaziale che orbiterà nello spazio tra la Terra e il Sole. La sua missione sarà esplorare l’universo alla ricerca di pianeti extrasolari e approfondire le conoscenze sulle cosiddette galassie oscure.

"Il 30 agosto è avvenuto con successo il lancio del Nancy Grace Roman Telescope, l'ultimo gioiello di casa NASA. Questo osservatorio spaziale, equipaggiato con uno specchio primario di 2,4 metri, osserverà il cosmo con una velocità e un dettaglio mai visti finora.
Nonostante il suo specchio primario sia grande quanto quello del “nonno” Hubble, la sua camera principale (Wide Field Instrument, WFI) è circa 100 volte più grande del campo di vista di Hubble. Accoppiato con una maggiore sensibilità nell'infrarosso, Roman scandaglierà il cosmo 1000 volte più velocemente di Hubble con lo stesso dettaglio. A differenza del suo predecessore, Roman non orbiterà attorno alla Terra, bensì attorno ad uno dei punti di Lagrange del sistema Terra-Sole, in particolare quello denominato L2, situato a circa 1,5 milioni di km dalla Terra, in direzione opposta al Sole. Questo punto garantisce un'ottima stabilità termica e un campo di vista completamente libero.

Il suo viaggio verso questo punto durerà altri tre mesi e, una volta raggiunto, inizierà la fase di commissioning (preparazione dell'osservatorio). Una volta pronto, Roman scandaglierà il cosmo producendo una delle più vaste survey infrarosse mai effettuate. Seguendo l'antico adagio “i dati sono come il maiale, non si butta via nulla”, Roman produrrà un'immensa mole di dati che saranno cruciali per lo sviluppo di tantissime branche dell'astrofisica, ma esso è stato progettato esplicitamente per due problematiche precise: osservare direttamente gli esopianeti, ovvero pianeti orbitanti attorno ad altre stelle, cercando di trovarne alcuni ospitali alla vita, e capire il comportamento e la natura della materia oscura. Essa è un'esotica componente del nostro Universo, di cui siamo certi dell'esistenza, in quanto ne vediamo gli effetti, ma che non possiamo vedere direttamente, in quanto non emette alcun tipo di radiazione né luce. Distorce lo spaziotempo con la sua gravità, creando increspature nel tessuto spaziotemporale. Tali increspature modificano il percorso della luce di sorgenti distanti, esattamente come i miraggi in una giornata assolata. Se per esempio la luce di una galassia lontana passa vicino ad un alone di materia oscura, la sua forma verrà leggermente modificata, e verrà modificata anche la sua posizione nel cielo.

Le galassie lontane appaiono come piccoli chicchi di riso, di forma affusolata, e sono orientate casualmente nello spazio. Se però la loro luce, nel suo percorso verso noi, viene modificata dalla materia oscura, ecco che questi chicchi di riso cosmici si comportano come gli aghi delle bussole: la loro inclinazione cambia un pochino, la loro forma si modifica leggermente, in modo proporzionale alla massa e alla distribuzione della materia oscura. Esattamente quello che succede ad un ago di una bussola: più il campo magnetico è forte, più l'ago si torce. E anche se non vediamo il campo magnetico, possiamo capirne i più intimi segreti dal movimento dell'ago della bussola. In modo simile, Roman osserverà miliardi di galassie, che, come miliardi di bussole sparse per l'Universo, ci permetteranno di capire la distribuzione, la natura e l’evoluzione della materia oscura. Adesso non resta che aspettare i primi dati e poi, con diligenza, ci metteremo al lavoro per cercare di risolvere uno dei più grandi e appassionanti misteri del cosmo!"
-Marco Monaci


